Quartieri 

Sottopasso e rotatoria continuamente allagati, le accuse di Crivello (Gruppo Misto) e Lodi (Azione): «Situazioni irrisolte»

Anche stanotte, con le piogge, sia il sottopasso di Brin, a Certosa, sia il sottopasso di via Tea Benedetti/rotatoria Tenco, sia il piazzale Palli, sono andati sott’acqua, come accade ogni volta che piove

«Sono nato e cresciuto a Certosa – dice il consigliere comunale del Gruppo Misto Gianni Crivello, che ai tempi dell’amministrazione Doria è stato assessore ai Lavori Pubblici e alle Manutenzioni -, mi sono sempre domandato, prima o poi succederà qualche disgrazia, e allora cosa feci da assessore ai lavori pubblici e alle manutenzioni? Iniziammo a fare una valutazione, e allora Aster cosa fece: sostituì le vecchie captazioni con le cosiddette bocche di lupo. Questo nel 2015. Le bocche di lupo non servirono a nulla, allora iniziamo un lavoro enorme, peraltro con poca collaborazione da parte di tutte le attività commerciali che erano lì in giro, perché lì arriva il rio Zella. Noi iniziamo un lavoro tutto dentro il cunicolo che poi va a sfociare nel Polcevera, quasi all’altezza del Morandi. Iniziammo i lavori del 2015 e li concludemmo nel 2016 con una “somma urgenza” per un importo di 230 mila euro. A monte del sottopasso c’è un’area cosiddetta “ex maiali”, dove ci sono due soggetti che hanno competenze: uno è un privato, l’altro sono le Autostrade. Entrambi dovrebbero fare la manutenzione di un tratto del rio Zella perché di loro competenza. Fatto l’ottimo lavoro in somma urgenza, se venivano due gocce l’acqua questa veniva smaltita velocemente. Se ne veniva molta, il sottopasso si riempiva, ma in capo a pochi minuti veniva smaltita».

Il problema risale alla costruzione della galleria dell’autostrada A7 ed è connesso all’urbanizzazione della valletta del rio Zella, che è incanalato all’incrocio tra via Mansueto e via Zella in un pozzetto collegato alla tombinatura. L’opera era stata eseguita da Anas e successivamente integrata da Autostrade con una vasca di trattenuta a monte, realizzata in seguito al raddoppio della A7 e alla nuova galleria Zella, nel 1967.

Il problema si è di nuovo aggravato, ma perché? «Nel 2017 ho iniziato a dire all’assessore di turno, a quel tempo Pietro Piciocchi: “guardate che noi abbiamo fatto un grande lavoro con i soldi dei cittadini, ora voi avete il compito e il dovere di fare un minimo di manutenzione su quel lavoro che abbiamo fatto. Dovete andare a vedere com’è, se la situazione è ripulita” – prosegue Crivello -. Mi hanno sempre promesso che l’avrebbero fatto, ma questo non è avvenuto, nonostante sia stato promesso più volte. Ho minacciato anche le Autostrade di denunciare se la pulizia a monte non fosse stata fatta, perché i danni e la pericolosità dell’allagamento sono consistenti. Ora nella zona ci sono anche i cantieri delle Ferrovie e della metro. Quindi non è che in passato, ai tempi delle vecchie amministrazioni comunali, nulla sia stato fatto. Al contrario: furono investite risorse con dei buoni risultati. Per averli ottimi bisogna costringere i proprietari dei terreni a monte e fare le pulizie che servono e nel contempo la civica amministrazione dovrebbe fare un minimo di verifica sui lavori da noi fatti, capire se vanno ripuliti. Non erano briciole 203 mila euro, ma ricordo che nulla era mai stato fatto da quando esisteva il sottopasso, quindi quel lavoro è stato un palliativo importante. Ma, finiti nel 2016 i lavori da noi decisi, sono passati 8 anni. Se in 8 anni non si controlla che tutto sia ancora pulito nasce un problema. Ma, soprattutto, c’è da intervenire sui privati».

Allo stato attuale, durante forti precipitazioni, i detriti trasportati a valle ostruiscono il pozzetto, impedendo il funzionamento della vasca che risulta anch’essa ostruita da materiale che dovrebbe essere rimosso per garantirne l’operatività. I tecnici sostengono che si tratti di un lavoro necessario di manutenzione periodica, che attualmente non avviene. Di conseguenza, l’acqua finisce su una proprietà privata, che è un’area di cantiere della ditta Sama Immobiliare, portando con sé fango e detriti che si riversano su via Mansueto e scendono fino a via Brin, trasformando il sottopasso in una piscina.
Dopo gli eventi alluvionali avvenuti nell’autunno scorso, sembrava che il Comune intendesse imprimere un’accelerazione per risolvere una problematica legata a una serie di situazioni di non corretta regimazione delle acque presenti a monte, come diceva Crivello proprio i quei terreni privati. Il problema risale alla costruzione della galleria dell’autostrada A7. Piciocchi ha sostenuto che le competenze per intervenire sono di livello regionale e ha informato che si è tenuto un sopralluogo da parte della polizia regionale. Gli interventi devono essere eseguiti da Aspi, e ha assicurato che si continuerà a insistere con gli strumenti sanzionatori disponibili finché la problematica non sarà risolta.

I tecnici del settore Difesa del suolo della Regione hanno riferito che le vasche realizzate a monte della tombinatura non sarebbero nemmeno idonee, sottolineando che le opere di trattenuta, oltre a dover essere regolarmente oggetto di manutenzione, devono essere dimensionate in modo da garantire il contenimento della portata di piena. Da qui, è stata inviata una lettera ad Aspi in cui si afferma che è “assolutamente necessario” che la società predisponga “adeguate opere di intercettazione del materiale nelle zone di imbocco e/o eventuali vasche di sedimentazione a monte”, oltre a “provvedere alla regolare manutenzione delle stesse nonché della tubazione”.

«L’amministrazione dice che ci sarebbero grandi lavori da fare per risolvere definitivamente il problema? Io in passato non ne ho mai sentito parlare, ma comunque con un miliardo e mezzo di euro messo a disposizione da autostrade dopo il crollo del Ponte. In parte, quei soldi potevano essere usato per risolvere il problema del sottopasso invece di buttare l’intera somma nei progetti del tunnel subportuale e in quello del tunnel della Valfontanabuona» conclude Crivello.

Il Comune può intervenire in danno per prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica, con la possibilità di addebitare poi i costi ad Aspi. Tuttavia, Autostrade contesta in parte la ricostruzione dei tecnici di Comune e Regione, chiarendo che la società è proprietaria solo di un sotto-attraversamento di 30 metri che si allaccia alla condotta comunale. In occasione di fenomeni meteo molto intensi, sostengono ad Aspi, scendono dal versante grandi quantità di materiale detritico e solido, compresi alberi e rami, provenienti da una zona di proprietà privata che sarebbe adibita a stoccaggio di materiale con baracche fatiscenti. Autostrade assicura di eseguire ogni anno eseguono pulizie profonde, anche in aree non di sua competenza, ma sostiene che in seguito a forti piogge, è inevitabile che si crei subito un tappo. Per realizzare i lavori si potrebbe espropriare l’area del privato, eliminandoil problema una volta per tutte. Se ne parla da molto, ma mai è stato fatto e il sotoopasso continua ad allagarsi con rischio per chi vi si trova quando l’acqua sale rapidamente e disagi per tutti.

Intanto Cristiina Lodi, capogruppo in consiglio comunale del Gruppo Misto per Azione, ha richiesto di inserire nell’ordine del giorno del Consiglio Comunale un’interrogazione a risposta immediata «per chiedere all’Assessore competente: cosa intende fare rispetto alle piscine innaturali che si vengono a creare a seguito delle piogge per nulla eccessive, a causa di evidenti lavori non svolti in maniera adeguata, sia nel sottopasso Via Tea Benedetti/rotatoria Tenco che, allagandosi è causa di blocco del traffico e nel piazzale Palli, sede della nuova stazione della metropolitana in costruzione a Certosa» e «Come pensa di rispondere alla preoccupazione e al disagio dei cittadini?».


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